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Beni confiscati: dati, problemi e primi successi dell’agenzia nazionale

Beni confiscati: dati, problemi e primi successi dell’agenzia nazionale

Il 9 maggio scorso l’Anbsc, l’agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, ha deliberato la destinazione al comune di Palermo di un terreno, di proprietà di una società confiscata ora in liquidazione, affinché sia assegnato alla curia vescovile per la costruzione di una chiesa dedicata a don Pino Puglisi, il prete ucciso dalla mafia nel 1993 che sarà beatificato il prossimo 25 maggio. Con questo gesto, l’Anbsc non solo ha offerto un colpo simbolico alle criminalità organizzate ma ha anche palesato il cambio di rotta legislativo in tema di beni confiscati rappresentato dall’agenzia stessa, che ha appena tre anni di vita (è stata istituita dalla legge 50 del 31 marzo 2010).
L’Anbsc, che ha sede a Reggio Calabria e sedi distaccate nelle città italiane più coinvolte nella lotta alle mafie, ha lavorato su 12946 beni confiscati, di cui 11238 immobili e 1708 aziende. Di questi 12946 beni l’80,2% si trova nel meridione, percentuale che però cambia se guardiamo i dati specifici: se gli immobili confiscati sono all’81,1% al sud, al 6,6% al centro e al 12,3% al nord, le aziende invece sono al 74,1% al sud, al 9,4% al centro e al 16,5% al nord. Cresce perciò l’incidenza delle aziende confiscate al centro e al nord Italia rispetto agli immobili, mostrando come le criminalità organizzate siano entrate nel tessuto più produttivo italiano.
Un problema nazionale, quindi, anche se ben localizzato: solo il 6% dei comuni sono coinvolti nelle confische e il 94,2% dei beni confiscati si trovano in sei regioni (Sicilia, Campania, Calabria, Lombardia, Puglia, Lazio). L’unica regione che non ha alcun bene confiscato è la Valle d’Aosta. Rispetto alle città, Palermo risulta avere il 17,1% dei beni confiscati in Italia, mentre Roma e Milano si equivalgono: la prima ne ha 335 (225 immobili e 110 aziende), mentre la seconda 340 (230 immobili e 110 aziende). Napoli ne ha meno (232, 162 immobili e 70 aziende), perché il grosso del numero dei beni confiscati è frutto della provincia: 839 beni (729 immobili e 110 aziende).

Miasino_bene_sequestrato_800x400pxBeni immobiliari. Al 31 dicembre 2012 i beni immobili confiscati definitivamente sono 11238, concentrati per circa il 75% in tre regioni, Sicilia (4892), Calabria (1659) e Campania (1571): poco meno della metà (il 44,54%) sono presenti nella sola Sicilia. Ma questo non esaurisce il discorso, perché in Lombardia e nel Lazio i beni immobiliari confiscati sono in aumento, conferma di una geografia delle mafie sempre più eterogenea: la Lombardia, quinta, ha quasi raggiunto la Puglia al quarto posto (963 immobili sequestrati contro i 995 pugliesi). Di questi 11238 beni immobili totali 477 sono usciti dalla gestione dell’agenzia (il 4,24%): la revoca della confisca e le esecuzioni immobiliari (vendite giudiziarie) rappresentano le cause principiali dell’uscita. Dei restanti 10761, 3995 risultano in gestione, 5859 sono stati destinati e consegnati e 907 destinati ma non ancora consegnati. Le tipologie di tutti questi immobili sono per lo più appartamenti (33,9%), terreni (25,6%), box-posti auto (11.6%), locali (10,6%) e ben 415 ville.
Ma questi beni sequestrati vengono poi effettivamente consegnati a qualcuno o si perdono nei meandri burocratici? In realtà ben l’87,7% di questi immobili (3995 in gestione e 5859 consegnati) è stato trasferito agli enti territoriali che ne hanno disposto il nuovo uso: il 36,87% è stato destinato a finalità sociali, il 18,35% alle associazioni e il 14,68% ad alloggi per indigenti. Questo vuol dire che una fetta significativa (circa il 70%)  è stata destinata al sociale, mentre il resto dei beni è stato affidato alla sicurezza e soccorso pubblico (14,68%) e a uffici pubblici (10%).
Sono numerosi i problemi che possono intercorrere tra la confisca, la destinazione e la consegna, sia per problemi di manutenzione dell’immobile (su 3995 in gestione, 104 sono inagibili e 686 hanno una manutenzione ritenuta mediocre), sia perché gli immobili sono gravati da una o più criticità: presenze di ipoteche (1666), procedure giudiziarie in corso (420), beni immobili di proprietà aziendali (1428) e beni in stato di occupazione (sui 3995 in gestione, 1376 risultano occupati). Ben il 34% degli immobili in gestione sono consegnati provvisoriamente o sono ancora in corso di accertamento e ciò dimostra la complicatezza della materia.

Beni aziendali. Le aziende confiscate in Italia in via definitiva risultano essere 1708, di cui il 36,5% localizzate in Sicilia e il 20,3% in Campania. Solo nel 2012 sono state 114. La presenza di tali aziende è meno distribuita sul suolo italiano rispetto agli immobili: i beni aziendali sono presenti in 17 regioni (e non in 19 come gli immobili) e il 95,1% di tali beni risiede nelle sei regioni prima citate. La classifica delle regioni ha delle differenze significative rispetto a quella dei beni immobiliari: dopo la Sicilia (623) e la Campania (347) la terza regione con più aziende confiscate è la Lombardia (223), che precede la Calabria (161), il Lazio (140) e la Puglia (131).
Delle 1708 aziende il 29,1% (497) sono però uscite dalla gestione, per lo più a causa della cancellazione dal Rea (registro delle imprese) o per la confisca revocata: questo dimostra la maggiore difficoltà che si incontra con le aziende rispetto agli immobili a causa dei molteplici aspetti economici che ne rendono ostica la gestione. Le 1211 aziende che, invece, sono in gestione rientrano in diverse tipologie: 393 (il 32,45%) sono ancora da destinare, 237 (il 19,57%) sono in gestione sospesa, soprattutto a causa di dichiarazioni di fallimento aperte in fase giudiziaria, e 342 (il 28,24%) in liquidazione. I settori di attività di tali aziende sono per lo più l’edilizia (28%) e il commercio (27%), sia all’ingrosso che al dettaglio, seguiti dall’attività alberghiera e ristorativa (10%) e dai negozi (8%): sono queste le attività legali che vengono gestite in modo illegale dalle criminalità organizzate.

Beni mobili registrati. Capitolo a parte sono i beni mobili registrati, che non rientrano nel computo totale dei beni sequestrati, sia perché non vengono consegnati sia per la loro specificità. 5679 i beni mobili che sono stati registrati come confiscati alle cosche e che hanno una provenienza diversa rispetto ai beni immobili o alle aziende confiscate: la prima regione è sempre la Sicilia (24,93%) che però è seguita dal Piemonte (21,54%) e dalla Puglia (13,77%). Di questi 5679, 2049 sono ancora da destinare e ben 3630 (64%) sono usciti dalla gestione: 698 sono stati assegnati, 785 venduti, 813 distrutti e 1216 indisponibili (21,4% del totale dei beni mobili), perché rubati o mai rinvenuti.

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